Chi lavora online sente ogni giorno termini come SEO, Consent Mode, WCAG o Performance Max, ma raramente qualcuno si ferma a spiegarli senza gergo. Questo glossario di digital marketing nasce per questo: capire cosa significano davvero le parole più usate, senza perdersi in tecnicismi, e sapere quale strumento concreto usare per ogni bisogno.
SEO e SEM: le due strade per farsi trovare
La SEO (Search Engine Optimization) è l’insieme di attività che migliorano il posizionamento di un sito nei risultati organici di Google, quelli non a pagamento. La SEM (Search Engine Marketing) comprende invece la pubblicità a pagamento, come Google Ads. Sono complementari: la SEO costruisce visibilità nel tempo, la SEM porta traffico immediato mentre il posizionamento cresce.
Google Ads e Performance Max: la pubblicità che si ottimizza da sola
Performance Max è una tipologia di campagna Google Ads che distribuisce automaticamente gli annunci su Search, YouTube, Display, Gmail, Discover e Maps. Per molto tempo è stata descritta come una “scatola nera” impossibile da analizzare, ma oggi il reporting per singolo canale e per asset è disponibile: chi gestisce le campagne può finalmente capire dove va il budget e correggere il tiro.
Tracciamento server-side: cos’è davvero
Il tracciamento server-side sposta la raccolta e l’invio dei dati da un semplice script nel browser a un server intermedio controllato dal proprietario del sito, che poi smista le informazioni verso GA4, Google Ads, Meta o TikTok. Non è una bacchetta magica: è un’architettura ibrida che richiede manutenzione continua e una corretta gestione del consenso, non un’attivazione da un clic. Le implementazioni complete costano indicativamente tra 2.000 e 5.000 euro una tantum, più un hosting mensile che dipende dal traffico del sito, non dal fatturato dell’azienda.
Consent Mode v2: il consenso che parla con Google
Il Consent Mode v2 è lo standard che permette ai siti di comunicare a Google Ads e Analytics le scelte di consenso degli utenti sui cookie. Dal marzo 2024 è obbligatorio per chi fa pubblicità nell’area europea e nel Regno Unito. In modalità “Basic” non c’è alcuna modellazione dei dati mancanti; in modalità “Advanced” servono volumi minimi di clic e giorni di raccolta dati per far funzionare le stime. Un banner cookie configurato male, quindi, non è solo un problema legale: è denaro pubblicitario sprecato.
Accessibilità digitale e WCAG: obbligo, non opzione
Le WCAG 2.1 livello AA sono le linee guida internazionali che rendono un sito utilizzabile anche da persone con disabilità visive, motorie o cognitive. Dal 28 giugno 2025 il European Accessibility Act impone questo standard in Italia alle aziende con più di 10 dipendenti o oltre 2 milioni di euro di fatturato, con sanzioni che arrivano fino a 40.000 euro e, per i soggetti già coperti dalla Legge Stanca, fino al 5% del fatturato annuo. Per chi deve mettersi in regola senza commissionare un audit da zero, esiste un kit digitale WCAG 2.1 AA pronto da compilare e pubblicare, a 49 euro.
Privacy, cookie policy e conformità
Privacy policy e cookie policy sono i documenti che spiegano agli utenti quali dati vengono raccolti e come vengono usati; il banner cookie è lo strumento che raccoglie il consenso prima che i tracciamenti partano. Un kit privacy, cookie policy e banner conforme al Consent Mode v2 evita di dover scrivere tutto da soli e costa 79 euro: molto meno di una sanzione o di ore di consulenza legale.
AI Overviews e GEO: farsi citare dall’intelligenza artificiale
Gli AI Overviews sono i riassunti generati dall’intelligenza artificiale che Google mostra in cima ai risultati di ricerca. Il GEO (Generative Engine Optimization) è la disciplina che ottimizza i contenuti perché vengano citati da questi sistemi. Non è un dettaglio: i brand citati negli AI Overviews registrano un CTR organico superiore del 35% e un CTR sulla pubblicità superiore del 91% rispetto a chi non viene mai nominato.
Da dove iniziare: il check-up del sito
Con tanti termini e tante scadenze normative, il primo passo utile è capire a che punto è davvero il proprio sito: velocità, tracciamento, accessibilità, conformità privacy. Un check-up completo del sito, a 150 euro, fotografa la situazione reale e indica quali strumenti attivare per primi, senza promesse vaghe e senza consulenze infinite.

